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*quattro. Eugenia

Giugno 22, 2008 · Lascia un Commento


Eugenia, diciottani alle spalle e tanti sogni coi quali il destino potrà dilettarsi, capelli corti, fisico asciutto, una costante smorfia sul viso e dei profondi occhi grigi che le permettono di vedere il mondo dei colori che gli altri non scorgono. Vede una natura morta dove il mondo abbaglia per lo scintillio dei riflettori, tele squarciate nei sogni infranti e un artista diseganre con sapienti tocchi il cielo sopra lei. Ma Eugenia è soprattutto la sua smorfia, una specie di incazzatura costante osteggiata in volto. Eugenia è rabbia.

L’avevo conosciuta in Grecia, la sapiente mano del destino ci aveva fatto conoscere sulla porta del locale dove lavoravo ad Ios, lei maglietta nera e jeans, qualche passo indietro alcuni amici la seguivano a fatica districarsi fra ragazzi in festa in quel groviglio di locali nel centro del borgo antico.

E’ incredibile come un’antica isola greca possa essere trasformata dal delirio di giovani,”maturi”, solo per il ministero dell’istruzione italiana. In quel sali e scendi di vie, voci, urla, suoni alchol, libidine e speranze, Carlo, un panama bianco in testa, una t-shirt rossa sotto una giacca di lino bianco era il più vecchio e se anche l’anagrafe lo smentiva a lui non importava, era così che si sentiva.

Era finito in quell’isola seguendo Natella, senza pensarci troppo aveva accettato l’offerta di festeggiare la fresca maturità del cugino. Non gli servirono ventiquatt’ore per capire di esser finito nella patria dei diciottenni, un incumbo nel quale sarebbe rimasto imprigionato per non meno di due settimane. Ma una via di fuga gli si offrì quasi subito: lavorare come pr al Disco 69 (sixty nine), il locale più in vista dell’isola

Il suo lavoro era far entrare gente nel locale, riempirlo nelle ore più tranquille e mettere un pò d’ordine verso le due quando la bolgia si faceva più vigorosa. Verso l’una si ritrovarano occhi negli occhi, lui la invito ad entrare, lei rifiutò e forse sorridente se ne andò.

Ecco caro lettore quello che questo blog vuole essere un trionfo d’infinite piccole casualità che come onde ti colpiscono, alcune sono più forti altre meno, alcune cambiano la traiettoria della tua barca, altre ti sfiorano appena, alcune le vedi arrivare, altre sono già passate. In questo gioco continuo di forze contrapposte ci sei te, solo. Non ti chiedere se portare la barca o forti portare dal vento, non ti chiedere dove atraccare, semplice vai, la vita è nel movimento.

TO BE COMPLETED. FIRST REALESE! BETA 0.1.2

Marlene Kuntz – Amen

Headlights, originally uploaded by Stefano Sgambati.

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Il Salotto

Agosto 17, 2007 · Lascia un Commento

Il Salotto, originally uploaded by Malavida Good Taste.

“In Piazza San Carlo, il salotto della città, c’è chi si stende a terra su un sottile strato di cartone, cercando di dormire nel breve tratto di marciapiede tra una banca e un negozio di abbigliamento, o tra un bar e un’agenzia di viaggi. Quindi cerca di non pensare agli altri occhi, quelli che guardano il suo corpo accartocciato su se stesso, portati a spasso dalle tante scarpe che battono il suolo freddo, e si addormenta sperando di vedere qualche soldo al momento del risveglio…”

 

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