Cerchiamo di fare il punto della situazione: dopo un anno che il blog è un semplice susseguirsi di foto, poesie immagini e video, ho deciso nel post *uno di farlo diventare un blog vecchia maniera ( io scrivo, tu leggi, al massimo commenti). Per il momento il blog registra quattro promesse di post che intendo usare come una scaletta per ordinare i pensieri:
- Carlo: lo pseudonimo
- Baricco: il barbaro
- Non è proprio la prima volta che scrivo su questo blog (il titolo potrà subire migliorie)
- Natella
Lettore, non ti è difficile capire quanto sia inutile iniziare a mettere insieme i pezzi per costruire una casa, se prima non si ha chiaro perchè la si sta costruendo. Ecco in qualche maniera il Signor T è il committente del nostro blog. Confuso? Bene, era questa l’intenzione. Prima di risolvere l’enigma eccoti un indizio:
“Il Signor T” di Carlo
I suoi occhi, il suo sorriso, la sua pelle rosa contrastare le pallide mani bianche, quant’era bella, quant’era d’altri. Il tempo di assaporarne il ricordo che lei era lì, davanti a lui, esattamente come la ricordava. Quei trent’anni di distanza avevano dato modo al tempo di renderla ancor più elegante, ancor più donna, pensò e se qualche difetto era comparso, a lui non importava anzi nella sua mente quei difetti diventano crepe nelle quali provare a infilarsi, si vedeva forte del suo nuovo io riuscire nell’impresa di abbattere quel muro che trent’anni fa non aveva ceduto ai colpi del suo amore.
Il Signor T era un uomo sulla cinquantina, colto, realizzato, ricco e solo, non aveva mogli o figli, parenti né amici, aveva il suo lavoro e i suoi collaboratori, ma non erano amici, loro, il Signor T questo lo sapeva bene. Aveva sacrificato tutta la sua vita per avere quel che voleva, ma adesso tutto quello che il Signor T desiderava era lei.
La conosceva dai tempi dell’università, Adele già allora era il sogno impossibile, così bella e desiderata, figlia di una delle più importanti famiglie della città e lui, invece, non era altro che uno studente che a stento si pagava gli studi e che nelle notti sole della città nemica sognava di lei.
Ora seduti nel dehor di un bar elegante, il cielo grigio sopra di loro, occhi negli occhi iniziarono a raccontarsi. Lei iniziò descrivendo la sua vita, cosa ne era stato della studentessa che aveva conosciuto, della sua realtà di donna e ancora parole che suonavano vuote nella testa del Signor T, lui quelle cose le sapeva, aveva sognato di lei notti intere prima di addormentarsi, erano quei pensieri i migliori compagni per addolcire le preoccupazioni delle lunghe giornate lavorative. E poi, nella testa del Signor T il suo copione era scritto, l’avrebbe conquistata, le avrebbe fatto vedere che persona era riuscito a diventare, le avrebbe fatto capire che errore era stato non essersi accorta di lui in passato e lei ammirata e pentita l’avrebbe amato.
Puntuale dopo aver ordinato un the il momento tanto atteso, ” E tu cos’hai fatto in questi anni?”. Il Signor T non trattenne un accenno di sorriso, respirò profondamente e iniziò, iniziò a raccontarle della sua penthouse a New York e del loft di Parigi, della sua amata Londra, così mondana per chi può permetterselo, delle nuove frontiere asiatiche e degli amici con cui stava investendo a Shangai, le raccontò di come però nessun posto fosse bello come la propria casa, un posto dove trovare un po’ di riposo lontano da tutte le persone che non fanno altro che compiacerti, le raccontò del business degli aerei e degli alberghi di proprietà sparsi per l’intero globo.
Avanti così, la sua voce si faceva più grave, la dignità più sottile, gli oggetti sempre più ricchi e splendenti, esitò più volte, indeciso se continuare, ma non sapeva cos’altro fare, le battute le aveva provate mille volte, la maschera era indosso, sapeva bene che un uomo in maschera se recita è un grande attore, seduto al tavolino di un bar è solo un pazzo. Ma quando la teiera vuota si portò via lo spettacolo, per il Signor T, non un applauso, un fischio, non un solo singolo distinto rumore, il teatro era vuoto, l’aria pesante, lei era persa e lui lo sapeva.
Quella notte nell’abbraccio caldo di un lenzuolo di seta il Signor T si addormentò con negli occhi viva l’immagine del saluto freddo dell’amore che mai avrebbe avuto e pregò Dio di non svegliarsi più.
Il Signor T. di Carlo
Subsonica : Alba scura
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